L'assetto urbano di Lavinium in età imperiale

Alessandro M. Jaia

Uno sguardo, anche superficiale, all’insieme delle emergenze monumentali di Lavinium, delineato da prolungate campagne di scavo, restituisce immediatamente il senso di una certa rarefazione dell’organismo urbano durante l’età imperiale[1].

La gloriosa fondazione di tradizione eneadica, fiorente centro urbano latino di età arcaica e medio-repubblicana, poi rivitalizzato, almeno inizialmente, dall’ingresso nell’orbita romana, sembra quasi scomparire a partire dalla seconda metà del II sec. a.C. per trasformarsi, salvo interventi centrali di età augustea e di età antonina, in un settore dell’ampio Suburbio di Roma.

Infatti, se si raccolgono tutti i dati relativi ai tratti di strade noti, soprattutto basolati, non si ravvisano elementi che consentano di ipotizzare un ordito organizzato dei settori urbani (fig.1). Inoltre, le emergenze monumentali databili a partire dall’età augustea, che siano relative a rifacimenti o risistemazioni, come nel caso del Foro, oppure concernenti l’edificazione di nuovi organismi pubblici o privati, come le terme centrali e quelle occidentali, non denunciano nell’orientamento alcun legame di reciprocità, o addirittura di generica relazione. Non emergono, in altre parole, elementi che possano indicare una organizzazione spaziale urbana ragionata, o almeno riferibile ad un continuum topografico, magari frutto dell’usus della città e dell’evoluzione in senso diacronico del tessuto urbano.

Infine, in alcuni dei settori in cui sono stati condotti scavi, anche rilevanti, incentrati su emergenze di età risalente, sono del tutto assenti fasi stabili di occupazione di epoca imperiale e si ravvisano solo i segni di una normale frequentazione, più o meno sporadica, a ulteriore conferma della rarefazione di quel continuum topografico già per altri versi non attestato. In questi settori, si è potuto verificare che l’assenza di fasi di vita consolidate nel corso dell’età imperiale non è determinata da fenomeni di tipo “erosivo”, dovuti alle ormai millenarie attività agricole, talvolta realizzate su larga scala nell’area della città, ma più semplicemente dalla mancata occupazione stabile delle superfici disponibili, che non vengono più edificate. Questo fenomeno, a Lavinium, è documentato non solo in aree periferiche o dislocate, ma anche in settori centrali, come nella zona retrostante agli ambienti con portico del lato lungo sud-est del Foro.

D’altra parte, è indubbio che, da un punto di vista archeologico, gli edifici e le aree di carattere pubblico sino ad oggi messe in luce assicurano il permanere di importanti funzionalità urbane anche nel corso della fase imperiale: il Foro con i suoi annessi (Tav .I.3)[2], le terme centrali pubbliche (Tav.I.6)[3], quelle occidentali (Tav.I.7)[4], l’edificio porticato a NE del foro, in cui probabilmente era ospitata anche la schola del collegio dei dendrophori (Tav.I.4, fig.2)[5]. Vanno poi aggiunte le infrastrutture: tratti di strade lastricate e due rami di acquedotto. Inoltre, un ricco e variegato patrimonio epigrafico attesta opere pubbliche funzionanti, luoghi di culto certamente attivi, dediche onorarie ad imperatori e a benemeriti locali, tra cui numerosi curatores rei publicae[6].

Evidentemente, l’entità urbana sopravviveva ancora nel corso dell’età imperiale, conservava gli antichi statuti municipali e nominava i magistrati, ma l’organismo reale urbano risultava piuttosto evanido ed è necessario verificare il modello di città in cui inserire la Lavinium di questo periodo e la relativa forma urbana.

A ben vedere, la situazione sin qui sinteticamente delineata rappresenta l’esito di un processo specifico, che peraltro riguarda una buona parte delle città del Latium Vetus e dell’Etruria meridionale, in cui sono coniugati il modello urbano originario, le vicende locali e la “grande storia”, in particolare quella di Roma, troppo vicina geograficamente per non influire nel corso dei secoli, innanzitutto a livello di variazioni demografiche, talvolta assai significative.

Come è noto, i centri abitati etrusco-laziali sono di formazione assai risalente nel tempo, con premesse dette di tipo “protourbano”, talvolta riconducibili già al X sec. a.C.; essi si aggregano secondo modalità, in parte spontanee, che rispondono, per quanto attiene all’organizzazione di base dell’area occupata, a una funzione prioritariamente difensiva; per tali ragioni le scelte insediative privilegiano, in genere, posizioni elevate e difendibili[7]. In questo contesto geo-storico, gli abitati di altura possono essere sostanzialmente ricondotti a tre tipi differenti: alture elevate di forma conico – subcircolare, con pendici ripide (es. Cora). In questo caso, diversi settori della città restano liberi in quanto impraticabili; la viabilità principale si dirama per livelli altimetrici successivi che danno vita ad una organizzazione spesso articolata per terrazzamenti.

Nel secondo tipo rientrano, invece, i pianori non molto estesi di forma fusiforme o allungata, con o senza acropoli collegata e isolata all’estremità, percorsi per l’intera lunghezza da un solo asse viario principale (ad es. Sutri, Nepi a nord di Roma e nel Lazio, Tellenae – La Giostra, Colle Rotondo – Anzio, Castel di Decima, ecc.). In questi abitati possiamo trovare, per evoluzione o normale sviluppo, una serie di assi stradali regolari ortogonali a quello dominante, poiché la conformazione stessa del pianoro induce ad adottare questo tipo di soluzione.

Nel terzo tipo rientrano, infine, le città etrusco-laziali di maggiore respiro, a parte Roma: Veio, Tarquinia, Vulci. Si tratta di comprensori organizzati, in parte o in tutto, su rilievi con pendici scoscese e difendibili, articolati al loro interno in un sistema collinare plurimo, condizionante a causa di sbalzi altimetrici anche molto accentuati nell’ambito del circuito difensivo[8]. Anche in questo caso esiste un unico asse stradale dominante, per forza di cose non rettilineo, da cui si dipartono diverticoli che possono determinare una organizzazione regolare per singoli settori, o colline, o alture. Questo fenomeno è stato illustrato perfettamente nel caso di Veio, dove già in età arcaica dall’orientamento dei diverticoli principali si ramificano sistemi di strade regolari, normali ai singoli tratti[9] (fig.3).

Lavinium rientra, con buona evidenza, in questo ultimo tipo urbano e si sviluppa, dalla nascita fino alla “conquista” romana, secondo tale schema, con settori dell’area urbana che possono far pensare ad una organizzazione regolare, dipendente in realtà dal condizionamento imposto da specifici tratti stradali.

L’approfondita lettura della morfologia del pianoro della città e dell’orientamento delle emergenze di età storica ha permesso di individuare una fase di riorganizzazione urbana ascrivibile al momento dell’ingresso della città nella sfera di influenza romana; tale riorganizzazione appare sostanziarsi nella razionalizzazione delle prospettive stradali che, in questo momento,  vengono certamente rettificate, soprattutto a livello di arterie maggiori; non si ravvisano, tuttavia, interventi di radicale riorganizzazione urbana, né azioni rifondative con stravolgimento del tessuto abitativo precedente. In altri termini, anche in questa fase lo schema urbano sembra rimanere quello originario.

Al riguardo, i dati derivanti dalle pur estese indagini sin qui condotte non mostrano, con sicurezza e nel dettaglio, le relazioni topografiche intercorrenti tra i diversi settori urbani e, al loro interno, tra singoli edifici pubblici e tra singole abitazioni. Tuttavia, indicazioni assai significative sono ricavabili, ad esempio, dal settore indagato in corrispondenza del limite sud-est dell’area forense, dove sono state portate in luce due unità abitative, in alternativa forse interpretabili anche come atria publica, il cui impianto iniziale è riferibile all’epoca arcaica; questi due organismi presentano un orientamento tra loro simile ma non perfettamente coincidente e non condividono le murature di confine[10]. Tale circostanza, particolarmente significativa in quanto riscontrata in un settore cruciale dell’area urbana, sembra suggerire che l’organizzazione urbana della città, lungi dal presentare continuità tra singole unità abitative, fosse invece caratterizzata da singoli blocchi edilizi, eventualmente separati da stretti vicoli.

Questo assetto, non aggiornato in base alle moderne teorie urbanistiche di età ellenistica al momento della romanizzazione, sembra essere stato poi mantenuto, soprattutto a causa di un indiscutibile declino politico ed economico della compagine urbana lavinate. Qui è entrato in gioco il mancato coinvolgimento della città nelle vicende storiche generali di Roma, ormai trasformata in potenza mediterranea; in tale quadro Lavinium mantiene un certo rilievo ma esclusivamente (anche se non è poco) in virtù del suo ruolo nella narrazione mito-storica delle origini. Non ci sarà dunque più alcuno spunto di rinascita e rivitalizzazione della città, che manterrà essenzialmente la vecchia organizzazione, con la variegata articolazione di orientamenti delle strade e degli edifici di età imperiale e la presenza di aree non occupate[11].

In relazione a quest’ultimo aspetto, è necessario prestare attenzione. I vuoti riscontrati nel continuum abitativo non indicano un abbandono degli spazi, ma sono interpretabili come esiti di un fenomeno di tipo diverso. Nel caso delle aree pubbliche, si tratta certamente di terreni lasciati a riposo e/o utilizzati per attività produttive o agricole; nel caso delle aree private, invece, si tratta con buona verosimiglianza di pertinenze di domus, entro le quali dovevano esistere ampi spazi destinati a giardino o, per meglio, dire ad hortus. Questo dato si è potuto evincere nel corso dello scavo di un edificio di carattere probabilmente privato localizzato nel settore orientale della città, presso l’attuale rimessa agricola della tenuta Borghese di Pratica di Mare. In questo caso, il complesso indagato risultava delimitato sul lato orientale da una strada basolata, in parte conservata, a sua volta costeggiata, sul margine est, da un lungo ma fatiscente muretto in calcestruzzo. Si tratta probabilmente del muro di cinta di una proprietà posta a nord-est, della quale sono state riportate in luce rare strutture all’interno di un vicino saggio di scavo (Fig.4)[12]. L’immagine che ne deriva è quella di un paesaggio urbano articolato in una collazione di proprietà, con nuclei centrali edificati, horti, frutteti, dependance, piccoli apprestamenti produttivi, separati da strade delimitate da muretti, siepi o altri elementi di confine. A questi settori si affiancano le aree libere comuni, collegate mediante tratti stradali principali di variegato orientamento, entro le quali sorgono, o sono riedificati, un rilevante numero di edifici pubblici, non condizionati nella loro posizione dallo schema urbano generale.

La città, dunque, esiste anche in età imperiale non soltanto da un punto di vista istituzionale, ma anche sostanziale, pur con una compagine civica ridotta, che sembra basata non tanto su una identità comunitaria, quanto sulla proprietà. Da questo punto di vista non c’è quindi una gran differenza tra le domus urbane e quelle suburbane note, se non forse per la differente estensione e possibilità di sviluppo, come nel caso della grande residenza che occupa parte dell’acropoli della città, di cui resta un notevole corpus di pavimenti a mosaico datati al II sec. d.C.[13] o della grande villa della Madonnella, presso l’area del Santuario Meridionale[14] (fig.5).

Nello stesso periodo, una realtà simile doveva essere quella di Veio, Vulci e Tarquinia, in quanto è simile il processo di formazione e la storia delle relazioni con Roma, come anche l’estrema vicinanza all’Urbe, motivo determinante della decadenza di questi centri. A Veio, ad esempio, il tentativo di rivitalizzare la città con la creazione del municipio augusteo non decollò mai e già in età Flavia risulta sostanzialmente fallito, nonostante i grandi investimenti in edilizia pubblica e infrastrutture: la lunga dorsale stradale principale basolata, le terme, il teatro, il Foro[15]. Eppure, il patrimonio epigrafico veiente attesta la prodiga e meritoria attività a favore della comunità di alcuni personaggi eminenti del centro ancora nel III sec. d.C.[16].

Anche a Lavinium, come accennato, ci sono stati dei tentativi di rivitalizzare la città. Il primo va probabilmente riferito all’età augustea ed è attestato da massicci interventi di abbellimento e riqualificazione di alcuni degli edifici pubblici e di culto della città. Tale intervento è documentato dall’imponente numero di lastre di rivestimento cosiddette “tipo Campana”, rinvenute nell’area forense, utilizzate probabilmente negli edifici di culto principali[17]. Il secondo intervento, databile ad età antonina, appare più organico e assai articolato, comprendendo il rifacimento complessivo del Foro della città. Si tratta di un’iniziativa radicale che inserisce i vetusti luoghi di culto urbani nella cornice di una piazza porticata di tipo italico. A questo intervento va associata la costruzione ex novo delle terme pubbliche e poi, con qualche proiezione cronologica nel pieno III. - inizi IV secolo d.C., la costruzione della sede del collegio dei dendrophori e dell’impianto termale occidentale che viene poi fatto oggetto delle note opere di restauro da parte di Costantino. Questi interventi possono aver modificato, almeno in parte, gli assetti precedenti, come è ravvisabile nel caso delle terme centrali, le cui strutture obliterano un asse stradale basolato più antico[18]; non modificano tuttavia, in modo sostanziale, lo schema urbano per come lo abbiamo sin qui delineato.

[1] Trattandosi di un contributo relativo soprattutto alla descrizione delle emergenze archeologiche, le citazioni bibliografiche sono, per forza di cose, orientate verso la relativa edizione degli scavi: non è evidentemente questa la sede per compulsare la sterminata bibliografia relativa a Lavinium nel rapporto con Roma e la religione romana delle origini. Per gli scavi condotti nell’area urbana da M. Fenelli e M. Guaitoli si faccia riferimento soprattutto a Fenelli 1984, Fenelli, Guaitoli 1990 con ampia bibliografia, Fenelli 1995.

[2] Vedi infra p.00 il contributo di A.M. Jaia e L. Ebanista.

[3] Vedi infra p.00 il contributo di L. Ebanista.

[4] Vedi infra p.00 il contributo di Sandra Gatti

[5] Per i risultati dello scavo di questo complesso, vedi Fenelli 2003, pp.189-190 e nota11 e Nonnis 1995-1996.

[6] Jaia, Nonnis c.s.; inoltre vedi infra il contributo di David Nonnis.

[7] Al riguardo, anche con riferimento a Lavinium vedi Guidi 2010.

[8] Sugli elementi caratterizzanti delle prime realtà urbane storiche del Lazio e dell’Etruria meridionale (mura, zonizzazione urbana, apparato stradale ecc.) vedi il classico Guaitoli 1984, Fontaine 2013, con ampia bibliografia, e alcune osservazioni in Palombi 2019, pp-127-128.

[9] Guaitoli 2016 con bibliografia precedente. Analogo risultato è quello restituito dalla lettura fotogrammetrica di Vulci, al riguardo vedi Pocobelli 2004.

[10] Fenelli, Guaitoli 1990, pp.187-189 e figg.6-7.

[11] Sulle cause e le dinamiche della decadenza della città vedi Jaia 2017a.

[12] Jaia 2020, pp.23-24 e figg.4-6.

[13] Una prima organica lettura del complesso in Jaia, Ebanista c.s.

[14] Per le nuove acquisizioni planimetriche della villa vedi Ebanista, Jaia c.s.

[15] Jaia, Cella 2015.

[16] Una completa rassegna in Liverani 1987.

[17] Fenelli, Guaitoli 1990, pp.190 e figg.12-14 e Fenelli, Jaia 2007.

[18] Vedi infra p.00.

  • Fig. 1
    Lavinium – Area Urbana: a tratteggio le direttrici stradali note di età imperiale
  • Fig. 2
    Lavinium, veduta da Sud della sede del collegio dei Dendrophori
  • Fig. 3
    Veio, l’organizzazione stradale tra età arcaica ed età imperiale su base fotogrammetrica finalizzata (da GUAITOLI 2016).
  • Fig. 4
    Lavinium - settore orientale dell’area urbana: 1) Strada basolata che separa due unità residenziali (A e B); 2-3) muretti in opera cementizia di divisione delle proprietà; 4) ingresso carrabile 5) probabile area a giardino (rielab. da Lavinium III).
  • Fig. 5
    Lavinium – tracce dell’articolazione della villa suburbana della “Madonnella”

Bibliografia

Ebanista, Jaia 2023

  1. Ebanista, A.M. Jaia, Telerilevamento di prossimità: acquisizione ed elaborazione di immagini multispettrali”, in G. Ceraudo, V. Ferrari, G. Scardozzi (eds.), Le Città invisibili. Remote e Proximal Sensing in Archeologia. Metodologie non invasive per lo studio della città antica (Atti del Terzo Convegno Internazionale Lecce 19 - 21 maggio 2022). AAerea XVII.2023, pp.70-82

 

Fenelli 1984

  1. Fenelli, “Lavinium”, in Archeologia Laziale VI (QuadAEI 8), Roma 1984, pp. 325-344

 

Fenelli 1995

  1. Fenelli, “Lavinium. Scavi nell’area centrale”, in Archeologia Laziale XII.2. Dodicesimo incontro di studio del Comitato per l’archeologia Laziale (QuadAEI 24), Roma 1995, pp. 537-549

 

Fenelli 2003

  1. Fenelli, “Scavi e ricerche topografiche nella fascia costiera tra Lavinium e Anzio”, in Lazio & Sabina 1, Roma 2003, pp. 189-196.

 

Fenelli, Guaitoli 1990

  1. Fenelli, M. Guaitoli, “Nuovi dati dagli scavi di Lavinium”, in Archeologia Laziale X (QuadAEI 19), Roma 1990, pp. 182-193

 

Fenelli, Jaia 2007

  1. Fenelli, A.M. Jaia, “Lavinium: decorazioni architettoniche in laterizio dalla città e dal territorio”, in Museo e Territorio V (Atti del V convegno - Velletri / RM, 17-18 novembre 2006), Roma 2007, pp. 43-52

 

Fontaine 2013

  1. Fontaine, “Les enceintes preromaines de l’Italie centrale. Traditions préromaines régionales et influences extérieures”, in G. Bartoloni, L.M. Michetti (eds.), Mura di legno, mura di terra, mura di pietra: fortificazioni nel Mediterraneo antico (atti del convegno internazionale - Roma 7-9 maggio 2012), SA 19, 2013.2-3, pp.267-294

 

Guaitoli 1984

  1. Guaitoli, “L’urbanistica”, in Archeologia laziale VI (QuadAEI 8), Roma 1984, pp.364-381

 

Guaitoli 2016

  1. Guaitoli, “Veio. Osservazioni preliminari sulla topografia della città”, in ATTA, 26, 2016, pp. 177-214

 

Guidi 2010

  1. Guidi, “La formazione della città nell’area medio-tirrenica tra la fine dell’età del bronzo e gli inizi dell’età del ferro”, in A.M. Jaia (a cura di), Prima di Lavinium. La necropoli dell’età del bronzo dell’area centrale (cat. Mostra), Roma 2010, pp. 33-41

 

Jaia 2017

A.M. Jaia, “Appunti per una storia economica della costa laziale tra Ostia e il Circeo. Approdi e contesti produttivi”, in SA 23, 2017, pp. 209-221

 

Jaia 2020

A.M. Jaia, Lavinium III. Saggi di scavo presso la rimessa agricola della tenuta Borghese (1985-1986), Roma 2020

 

Jaia, Cella 2015

A.M. Jaia, E. Cella, “Paesaggi urbani a Veio. Saggi di scavo della sezione Topografia Antica della Sapienza”, in R. Cascino, U. Fusco, C. Smith (Eds.), Novità nella ricerca archeologica a Veio. Dagli studi di John Ward-Perkins alle ultime scoperte, Roma 2015, pp. 34-40

 

 

Jaia, Ebanista c.s.

A.M. Jaia, L. Ebanista, “Lavinium. Acropoli e piccola acropoli, nuove acquisizioni e vecchi scavi”, in Lazio & Sabina 14 (Roma, 22-24 maggio 2024), in corso di stampa

 

Jaia, Nonnis c.s.

A.M. Jaia, D. Nonnis, “Il foro di Lavinium tra archeologia ed epigrafia” in Place publique. Le paysage épigraphique du forum et del’agorà dans le monde romain (XXIVe Rencontre franco-italienne sur l’épigraphie du monde romain, Vaison-La-Romaine 7-9 octobre 2021), in corso di stampa

 

Liverani, 1987

  1. Liverani, Municipium Augustum Veiens. Veio in età imperiale attraverso gli scavi Giorgi (1811-13), Roma 1987

 

Nonnis 1995-1996

  1. Nonnis, “Un patrono dei dendrofori di Lavinium. Onori e munificenze in un dossier epigrafico di età severiana”, in Rendiconti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, 68, 1995-1996, pp. 235-262

 

Palombi 2019

  1. Palombi, “Forma e cultura della città nel Latium vetus in età medio repubblicana”, in F.M. Cifarelli, S. Gatti, D. Palombi (a cura di), Oltre “Roma medio repubblicana”. Il Lazio fra i Galli e la battaglia di Zama. Atti del Convegno Internazionale (Roma 7-9 giugno 2017), Roma 2019, pp. 113-147

 

Pocobelli 2004

G.F. Pocobelli, “Vulci: il contributo della fotografia aerea alla conoscenza dell’area urbana”, in AAerea I, 2004, pp127-143

Linea di intervento realizzata con il sostegno della Regione Lazio per Biblioteche, Musei e istituti similari, Ecomusei e Archivi
Piano annuale 2023, L.R. 24/2019