La scoperta dei resti della villa romana a Torvaianica in prossimità dell’attuale via Siviglia, in località Campo Iemini, ha certamente contribuito a definire gli aspetti topografici e architettonici del territorio costiero di Pomezia, evidenziando la presenza di strutture e insediamenti residenziali e a carattere produttivo, legati allo sfruttamento del territorio in ambito agricolo-pastorale[1].
Le ricerche archeologiche nell’area della villa sono state condotte dall'allora Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, dal 2004 e proseguirono fino al 2009 con la collaborazione del Comune di Pomezia. Del grande complesso residenziale sono state individuate solo alcune zone del nucleo abitativo, caratterizzate da un lungo portico colonnato che sembra essere l’elemento architettonico di connessione tra i vari settori: quello settentrionale con la parte residenziale e annesso un piccolo impianto termale, di cui si riconoscono un cubiculum e un triclinium; quello occidentale caratterizzato dalla presenza di un vero e proprio apparato termale con l'individuazione di un balneum, una piscina con acqua calda, dalla quale rimangono tracce della scala di accesso e del canale di immissione e deflusso dell'acqua[2] (fig. 1)
La ricchezza dei materiali utilizzati, gli intonaci con decorazioni floreali (figg. 2-3) [3], gli elementi architettonici, le pavimentazioni in opus sectile e alcune iscrizioni poste su fistule plumbee, attribuiscono la villa a due senatori, imparentati con la gens Flavia. Alcuni di questi materiali, che testimoniano l'agiatezza e il gusto raffinato dei committenti, sono esposti per la prima volta in occasione della mostra “Frammenti di storia dalla Lavinium imperiale”, realizzata nell’autunno del 2024 all’interno del percorso espositivo del Museo.
Su un vasto settore della villa, infine, è stata individuata una necropoli con oltre 80 sepolture, con tombe a cappuccina o a cassa per gli adulti e in anfora per gli infanti, databili tra il IV e i primissimi anni del V secolo. d.C. (fig. 4). La presenza della necropoli documenta il cambiamento d'uso del complesso e costituisce uno degli elementi caratterizzanti del territorio nella sua fase tardo-antica[4].
La villa romana di via Siviglia a Torvaianica si trova attualmente in proprietà privata e, purtroppo, non costituisce uno degli itinerari di visita ai complessi monumentali dell’antica città di Lavinium e del suo territorio.
Tuttavia, anche se il tentativo di valorizzazione di questo sito archeologico non è ancora andato a buon fine, il Museo Civico Archeologico Lavinium, in collaborazione con la competente Soprintendenza, ha avviato la sistemazione, la catalogazione e l’inventariazione dei materiali provenienti dallo scavo della villa romana in deposito presso i locali dello stesso Museo. Si tratta di un cospicuo numero di cassette, da cui è scaturita, oltre che l’indispensabile attività di schedatura, anche quella di studio, con tesi di laurea e/o specializzazione, pur non avendo a disposizione una documentazione di scavo completa[5].
L’attività di sistemazione ha interessato anche i resti scheletrici pertinenti alle sepolture dell’area della necropoli, che sono stati oggetto di studio di un team di archeologi nell'ambito del “Seminario Internazionale di Antropologia e Archeologia funeraria” che si è svolto negli anni 2021 e 2022 nel corso della Convenzione firmata tra Università di Valencia e Museo Civico Archeologico Lavinium. Lo studio dei resti scheletrici si è concentrato soltanto su un campione, ma i risultati emersi aggiungono nuovi dati: l’analisi dei singoli individui ha evidenziato la presenza di patologie, come fratture alle ossa, usura dei denti e più in generale malattie delle ossa riscontrate soprattutto negli individui di sesso femminile.
In maniera simultanea e dove presenti, è iniziata anche la sistemazione e un primo studio dei corredi funerari: si tratta di oggetti semplici come monete fuori corso, anelli, piccole anfore o oggetti in ceramica d’uso quotidiano (fig. 5), che ci hanno finora permesso una datazione al IV secolo d.C.
Una piccola esposizione di questi materiali, congiuntamente ai resti scheletrici, è stata effettata a chiusura delle settimane del Seminario, in cui in una giornata aperta al pubblico, si è presentata la metodologia utilizzata per lo studio e la ricomposizione degli scheletri e i primi risultati della ricerca, che dovrà certamente essere ultimata e ampliata.
Nella mostra, infine, è esposto anche il sarcofago, proveniente dalla villa di via Siviglia, appartenente a un fanciullo e databile al III secolo d.C. Il bellissimo sarcofago in marmo, con scene a rilievo sul lato frontale della cassa e del coperchio, era conservato in una teca presso l’area archeologica dei XIII Altari e grazie a un finanziamento della Regione Lazio, L. 24/2019 Piano Musei 2021 è stato trasportato al Museo e restaurato[6]. È stato oggetto di studio e presentato nel 14° Incontro di Studi “Lazio&Sabina” nel maggio 2024 da Leonardo Bochicchio, che in questa sede ne propone una scheda dettagliata in occasione della sua prima esposizione al pubblico[7].
Si è ritenuto opportuno chiudere la narrazione della mostra “Frammenti di storia dalla Lavinium imperiale” con un contributo che mettesse in risalto quella che è l’attività di un Museo in tutte le sue sfaccettature, che inizia dalla ricerca scientifica, coinvolgendo Istituzioni e Università, ma che si declina in quella che è l’attività di valorizzazione principale del nostro patrimonio: la divulgazione e la condivisione dei risultati di ricerche, studi e attività, di cui anche questa mostra ne è un esempio.
[1]Vedi contributo di Francesca Pompilio infra pp. 00-00
[2] Le notizie pertinenti agli scavi sono desunte interamente da Avilia, Panella 2011, che ad oggi costituisce la notizia principale sugli scavi della villa di via Siviglia.
[4] Negli ultimi anni il Museo Civico Archeologico Lavinium sta mettendo in campo studi che riguardano il territorio e complessi architettonici e monumentali relativi al periodo tardoantico, nel 14° Incontro di Studi “Lazio&Sabina” nel maggio 2024 è stata presentata, dalla scrivente e dal dott. Paolo Dal Miglio, una nuova ed inedita lettura di Santa Maria delle Vigne (cd. Madonnella) a Pratica di Mare.
[5] Anche l’attività di catalogazione è stata avviata grazie ai finanziamenti della Regione Lazio L.R. 24/2019 Piano Musei 2021 e 2022 e ringrazio il dott. Raffaele Palma e Livia Iacovone, a questi si aggiunge il prezioso lavoro di Andrea Neri, che proprio su un lotto di materiali dello scavo ha incentrato la redazione della sua tesi per la Scuola di Specializzazione in Archeologia all’Università Federico II di Napoli in collaborazione con la SABAP Area Metropolitana di Roma e Provincia di Rieti.
[6]Il restauro è stato eseguito da Rita Fagiolo, che ringrazio per la sua disponibilità e professionalità
[7] Vedi infra pp. 00-00











